Per gli amici lettori


Pubblichiamo alcuni messaggi intercorsi con il sig. Marcello Fera (discendente di una nota famiglia di Petrizzi), inoltre pubblichiamo la storia di un suo avo Francesco Cesare Fera nostro concittadino.

                                                                                                       La redazione

Buonasera Sig. Fera, sono un petrizzese tra i responsabili della locale Pro Loco. L’altro giorno ho avuto il piacere di incontrare sua nipote
Marlene in visita nel nostro piccolo borgo, e l’ho aiutata nella ricerca delle sue origini, determinando la famiglia di provenienza. Don Giovanni Fera di Petrizzi una proprietario terriero molto conosciuto  e  presumo fratello di suo nonno. Purtroppo i resti del palazzo Fera non ci sono più il comune negli anni settanta ha pensato di demolirlo per problemi di stabilita geologica( ?). Un palazzo di tre piani con un portale in granito molto importante   penso trafugato. Se lei desidera può consultare il nostro sito www.prolocopetrizzi.it, , ed inoltre sua nipote ha acquistato un libro edito e fatto da noi sul Catasto onciario di Petrizzi relativamente all’anno 1742. Spero un giorno di averla a Petrizzi come musicista, anche perché abbiamo una grossa tradizione di eventi culturali e musicali, Alcuni nomi su tutti Mario Gangi, Severino Gazzelloni e da parecchi anni il maestro Jun Kanno ormai cittadino onorario del nostro piccolo borgo. Nel salutarLa  spero nel risentirci porgo un buon ferragosto.

Caro Sig.Viscomi, la ringrazio molto per questa lettera e per l’accoglienza e l’aiuto dati a mia nipote che mi ha brevemente raccontato della gentilezza e calore ricevuti. Petrizzi per la nostra famiglia è sempre stato luogo del mito, da dove proviene il nome che portiamo e da dove ha avuto inizio la storia di mio bisnonno, uomo che ha avuto un’esistenza un po’ eccezionale il cui ricordo ha lasciato un segno profondo nelle generazioni successive. Il suo invito mi fa un grande piacere anche perché risponde a un desiderio che nella fantasia ho accarezzato più volte: quello di compiere un viaggio conoscitivo e, possibilmente, dare un “segno in musica” di questo simbolico ritorno. Così lei apre la via a una possibilità che per me era appunto soltanto una fantasia e le sono molto grato di questo. Dal telefono faccio un po’ fatica a scorrere il sito della vostra attività di cui le faccio comunque i complimenti sapendo quanto sia difficile oggi svolgere attività culturale in un borgo appenninico e spero di poter vedere meglio da un computer appena possibile. Le auguro buon ferragosto e spero che possiamo proseguire i nostri scambi. Un caro saluto, Marcello Fera

Sto ragionando sull’idea di dedicare un concerto alla memoria di mio bisnonno Francesco Cesare a Petrizzi …crede che ci si potrebbe ragionare?

 

Da wikipedia

https://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Fera

Francesco Cesare Fera (Petrizzi1858 – Savona1931) è stato un ingegnere meccanico e dirigente d’azienda italiano.

Fu tra i soci fondatori dell’ILVA ed ebbe un ruolo di primo piano nello sviluppo della siderurgia italiana.

Biografia Modifica

Francesco Cesare Fera nacque in una famiglia di possidenti terrieri; giovanissimo si trasferì a Napoli dove condusse gli studi fino al conseguimento della laurea in ingegneria. Si distinse ben presto in campo siderurgico compiendo viaggi di studio ed esperienze lavorative in Germania, presso le acciaierie Krupp, allo scopo di apprendere le tecniche di fusione e di fabbricazione delle famose piastre d’acciaio impiegate nella costruzione delle corazzate da guerra.

Fu quindi molto attivo nella dirigenza della SAFFAT (Società degli Alti Forni e Fonderie di Terni) avendo un ruolo di rilievo nella progettazione di varie attrezzature e impianti industriali tra cui il famoso Grande Maglio da 108 tonnellate (con sottoincudine da 1.000 tonn. fuso in un unico blocco) realizzato nel 1886 e, all’epoca, il più grande del mondo.

Nel 1900 Cesare Fera fu tra i soci fondatori della Società Siderurgica di Savona, di cui fu Amministratore delegato fin dall’inizio. Dal 1904 al 1920 fu anche Amministratore delegato dell’Elba-Società Anonima di Miniere e di Alti Forni. In tale duplice veste, fu uno dei firmatari dell’atto di fondazione dell’ILVA, costituitasi a Genova il 1º febbraio 1905. Tra il 1905 e il 19019 fece, inoltre, parte del Consiglio di amministrazione della Società Ferriere Italiane.[1]

L’inaugurazione dell’ILVA di Bagnoli

Come ricorda Corrado Pallenberg, in un documentato articolo sulla siderurgia italiana, «Cesare Fera, aveva avuto, per primo in Italia, l’idea di creare uno stabilimento a ciclo integrale che, partendo dal minerale, arrivasse al prodotto finito e a un basso costo di produzione. Dopo un fallito tentativo a Portoferraio, Fera creò a Bagnoli un magnifico stabilimento che purtroppo, per mancanza di denari, non venne mai finito e che il suo creatore non vide mai in funzione. Ma l’ossatura di questo impianto era concepita in maniera così geniale che è bastato, dopo l’ultima guerra, riparare qualche danno, fare degli ammodernamenti e ampliamenti per portare Bagnoli a una capacità produttiva di 700 mila tonnellate annue.»[2]

«L’apporto prezioso, d’una rara competenza e passione» dato da Cesare Fera ai primi anni di vita delle acciaierie di Bagnoli è ricordato da una pubblicazione curata dall’Italsider per commemorare il cinquantesimo anno d’attività dell’impianto. In essa sono riportate le cronache dell’epoca che, con colorita prosa umbertina, fanno rivivere la giornata inaugurale dello stabilimento, avvenuta domenica 19 giugno 1910, alla presenza del Duca d’Aosta: «Incontro al Duca mossero subito il marchese Durazzo Pallavicini, il comm. Fera, il comm. Odero, l’on. Luzzatto, il comm. Cutolo e tutti gli altri componenti del Consiglio d’amministrazione dell’ILVA, ingraziando l’augusto principe della visita. Nel limpido e azzurro specchio d’acqua di Coroglio numerosi vaporetti imbandierati e barche e pontoni fecero squillar le loro sirene, giocondamente, mentre da un pontone una banda intonava la marcia reale e da un altro si sparavan fuochi di gioia.»[3]

A Cesare Fera è intitolata una via di Napoli, tra Viale Cavalleggeri d’Aosta, Via Marco Polo e Via Daniele Manin.